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Underwater Photographer of the Month: Ali Perkins

Meet New Zealand tekkie Ali Perkins who has a love/hate relationship with the water world down below. You’re gonna love it!

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By Amanda White

Beginning with this issue of InDepth we will feature specific photographers whose images we admire. To kick off this new tradition we start with Ali Perkins, a technical and cave diver from New Zealand who has been photographing the underwater world almost as long as she has been scuba diving. Her mastery of imaging—everything from caves to the smallest sea creatures—grabs the attention of divers and non-divers alike. It makes you feel as if you were almost there.

 “There was just so much underwater that was wonderful and weird and worth documenting,” Ali said. “The natural world is amazing to me. The ocean is a great place to connect with nature and have incredible wildlife experiences.”

But there is more to Perkins’ photography than just trying to capture the beauty of the underwater world that few people get to visit.

“Our freshwater places are precious and under threat. Our world is changing, and we need underwater observers to document these changes. All of these things inspire me to take photos underwater,” she said.

“I want to do more than take pretty pictures. I want to enhance our knowledge of the underwater world. If I can use my diving skills and underwater photography skills to contribute further to what we know, I think that would be a really cool thing.”

Perkins draws some of her inspiration from what she calls “the greats of underwater photography”. This includes people such as David Doubilet, Paul Nicklen (a mere five million followers on Instagram!), Viktor Lyagushkin, and Brian Skerry.

When we asked her what her favorite thing is to photograph:

“Underwater caves have a special place in my heart. I’m constantly amazed by their variety; every room and passage is different. I love to imagine how the cave was formed over time and the natural processes involved. I’m fascinated by how they’ve become time capsules, locking away archaeological remains and artifacts.”

“I love to imagine how the cave was formed over time and the natural processes involved. I’m fascinated by how they’ve become time capsules, locking away archaeological remains and artifacts.”

But caves come with their own set of challenges for photographers, Perkins explained.

“Caves are immensely challenging places to photograph. The immensity of the area to light up is a perplexing problem; there are serious conservation issues to consider, and there are the complexities of maintaining diver safety while executing a photographic plan in an overhead environment. I’m always being plagued by the question, ‘how do I take a photograph that does this cave justice?’ ”

Weirdly enough, Perkins says the hardest part of underwater photography is… wait for it… the water!

“It sucks the clarity out of your images, makes communicating photographic objectives with teammates challenging, and puts a timer on all underwater photographic adventures. The water is also what makes all underwater photos special. It’s a love/hate relationship.”


View more of Ali Perkins’ images on her website Inspired to Dive.

Alison Perkins is an avid cave diver and underwater photographer. She shares her adventures by documenting sites beneath the sea to locations of interest within caves. New Zealand’s oceans and Mexico’s caves are her regular playgrounds.

Cave

No Dicretion Home: Un’avventura di immersioni in grotta Slovena

Affetto dal blocco di Covid, il giovane, poetico esploratore italiano, istruttore e produttore di ingranaggi, Andrea Murdock Alpini, ha deciso di prendere le distanze sociali al massimo! Ha preparato il suo furgone delle caverne appositamente progettato e ha intrapreso un viaggio da solista di tre settimane per immergersi nelle grotte piene d’acqua che si trovano sotto il suolo sloveno. Il suo rapporto e il registro video, soprannominato “No Direction Home”, un omaggio al docu di Bob Dylan di Scorsese, probabilmente soddisferanno quei più profondi impulsi di avventura. Ho menzionato la colonna sonora assassina? I bambini non lo provano a casa!

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Testo: Andrea Murdock Alpini

Foto & Video: Andrea Murdock Alpini.

Un ringraziamento speciale a Cristina Condemi per la sua assistenza editoriale.

Here is the story translated into English

L’autore del testo e delle immersioni solitarie in grotta non vuole incentivare in nessun modo la pratica della subacquea solitaria. Il viaggio e le immersioni descritte dell’articolo sono il frutto di un lungo addestramento.

Nota editore: Global Underwater Explorers non autorizza le immersioni in solitario.

Voglia di libertà e distacco è stato lo spirito con cui agli inizi dello scorso mese di giugno sono partito alla volta di un viaggio in solitaria tra grotte, laghi alpini e miniere abbandonate.

Il #lockdown era finito da poche settimane, la scottatura del forzato distanziamento sociale si percepiva ancora molto forte. In tasca avevo un paio di lettere editoriali fornitemi dalla redazione di Nautica Report, il passaporto.  Il WreckVan per l’occasione era stato riconvertito a CaveVan ricolmo di bombole, miscele trimix, compressore a scoppio a 300bar, booster, bi-bombola di vari tagli, zaini, scarponi da montagna, pinne, tenda e fornelletto, mute stagne e nuovi prodotti di intimo termico di PHY Diving Equipment che dovevo testare prima di metterli in produzione.

Quando ho varcato il confine con la Slovenia mi sono emozionato.
In poche ore sono passato dal non poter andare oltre i 200m dalla mia abitazione a potermi muovere liberamente nella natura. Lo stacco mentale fu enorme. Ho fatto una sola telefonata dall’estero, la sera di arrivo, dopo funambolici colloqui in russo al termine del primo violento temporale che mi avrebbe accompagnato sotto forma di pioggia battente per altre tre lunghe, interminabili settimane.

Il mio viaggio avrebbe dovuto articolarsi tra Slovenia, Lago di Garda, Sud Tirolo, Austria, Alpi Apuane, l’Altopiano di Campo Imperatore sotto il massiccio del Gran Sasso e infine la Majaella. Le piogge hanno stravolto la mia pianificazione rendendo pericolose e inagibili molte grotte e miniere che avevo preventivato. Così dopo oltre venti giorni trascorsi a montare smontare la tenda, dormendo al freddo e con poche ore di sonno sono rientrato distrutto e claudicante verso casa.

Ho filmato tutto il viaggio con il solo dispositivo che tutti portiamo sempre in tasca: il telefono cellulare, null’altro. 

Avrei voluto raccontare la mia esperienza subacquea dal punto di vista del viaggio terrestre in cui l’acqua altro non è una parte del contesto. Tre capitoli compongono questa mini serie sulla Slovenia. 

Il primo giorno di grotte in Slovenia è stato rocambolesco per certi versi. Tuttavia ancora non sapevo cosa mi avrebbe riservato il secondo giorno. 

Attorno alle sei del mattino inizio a preparami per uscire. Piove ovunque, vento freddo e secchiate di acqua. La maggior parte delle grotte in entroterra sono inagibili, penso. Guardo più a sud, verso il confine con la Croazia. Attraverso la Slovenia da nord a sud, mi imbatto in un villaggio abbandonato, visito qualche malga campestre poi riparto alla volta del confine.



Mentre consumo un fugace pasto da campo preparato a bordo grotta, tra muschi e licheni, appena terminata l’immersione a Bilpa, la polizia di frontiera e l’esercito mi raggiungono per il controllo passaporto accompagnato da altra burocrazia. Tutto va per il meglio. Torno così alla mia zuppa e poco dopo mi metto in viaggio, di nuovo. Uno spiraglio di sole mi scalda le ossa e tempra il clima dentro il CaveVan. 

Rientrato al campo base pianifico la giornata dell’indomani e decido di dedicarla unicamente ai sopralluoghi speleo, da est a ovest da nord a sud, di diverse coordinate GPS che mi sono annotato. Guido per molte ore e ne cammino altrettante tra sentieri nei boschi o in aperta campagna. Ritornerò al mio letto distrutto e affamato, dove mi preparò un nuovo brodo caldo accompagnato da abbondante parmigiano e frutta secca per dessert! 

Fisarmoniche inaspettate all’uscita dalla foresta, orsi, fiumi in piena dentro le grotte e un doppio turno di verifica (mattutino e pomeridiano) alla stupenda grotta di Suha Dolca per monitorarne la fattibilità.

NO DIRECTION HOME è entrato nel vivo dello spirito di viaggio, natura solitaria. Questo è ciò che è successo nei giorni centrali della trasferta in Slovenia, questi sono alcuni dei passaggi raccontati nel secondo video capitolo della serie supportata da PHY Diving Equipment.

In tasca sempre e soltanto il mio cellulare per filmare le giornate e le esperienze vissute sul campo, nella testa una miriade di pensieri, negli scarponi una moltitudine di storie da tramandare.

Due giornate di stop forzato per le piogge abbondanti mi hanno costretto in superficie. Ho speso il tempo per sopralluoghi e organizzando i primi materiali raccolti dal viaggio in Slovenia.

Gli appunti di grotte e coordinate andavano riordinati e con essi anche le idee su come procedere. Ho rinunciato a diversi spot pensando di ritornarci in un’altra stagione, magari d’inverno, come piace me. Certo le condizioni esterne non sarebbero delle più facili però le condizioni dell’acqua all’interno delle grotte sarebbero sicuramente più stabili e gestibili. 

Sono tornato spesso sui miei passi alla ricerca delle condizioni favorevoli, quasi sempre l’acqua mi ha indicato la via del rientro, dopo alcuni sguardi mi ha convinto a girare le spalle alle spelonche e riprendere il mio sentiero.

Il terzo capitolo sloveno NO DIRECTION HOME è quello a cui sono maggiormente legato. L’indecisione dell’ultimo giorno se restare ancora e aspettare condizioni migliori oppure partire, mettermi gli orsi e le grotte alle spalle per tornare in Italia. Sapevo che mi avrebbe aspettato qualche relitto sul Lago di Garda e poi avrei iniziato a risalire la china verso il Sud Tirolo e da lì ai laghi alpini in Austria. 

Stanco, affaticato e con lo sguardo che corre più lento dei pensieri decido di fare un ultimo tentativo a Suha Dolca prima di dire definitiva conclusa la mia avventura in Slovenia. Torno al lago che antecede la grotta, il paesaggio e stupendo avvolto nell’ora pomeridiana. Scendo lungo il sentiero che conduce all’imbocco dell’antro. 

Verifico le condizioni, finalmente la grotta è agibile!

Preparo le attrezzature, scendo molteplici volte il sentiero per portare pezzo a pezzo tutto l’equipaggiamento al punto di vestizione. Nell’ultimo viaggio, quando ho già muta stagna indossata, incontro un paio di cave divers sloveni con cui scambio alcune battute. Il tempo di salutarsi e mi preparo per entrare finalmente in acqua e raggiungere l’ingresso di Suha Dolca. 

Riemergerò tra migliaia di canne spezzate dal vento che creano un tappeto naturale che fluttua sulla superficie dell’acqua. Mi sento un po’ un castoro. Alle 21.30 circa oltrepasso il confine con l’Italia.


Andrea Murdock Alpini is a TDI and CMAS technical trimix and advanced wreck-overhead instructor based in Italy. He is fascinated by deep wrecks, historical research, decompression studies, caves, filming, and writing. He holds a Master’s degree in Architecture and an MBA in Economics for The Arts. Andrea is also the founder of Phy Diving Equipment. His life revolves around teaching open circuit scuba diving, conducting expeditions, developing gear, and writing essays about his philosophy of wreck and cave diving. Recently he published his first book entitled, Deep Blue: storie di relitti e luoghi insoliti.

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