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Exploration

RELITTO VIMINALE: UNO SGURADO SUL TITANIC ITALIANO

Il giovane esploratore e poeta italiano Andrea Murdock Alpini rivela la sensibilità della sua non così discreta storia d’amore con il relitto della Motonave Viminale, il Titanic italiano, che giace a più di 100 metri sotto il mare vicino a Palmi, in Italia. Come cantavano i Bee Gees, “Quant’è profondo il tuo amore?” Testo in inglese e italiano.

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Testo: Andrea Murdock Alpini (relittaro profondista, fondatore di Phy Diving Equipment)
Traduzione: Lara Lambiase (DAN Europe, Diving Medical Officer) AKA Lady Murdock 
Immagini subacqee: Marco Mori

You can read this story in English here

Correre incontro ai propri sogni è ciò cui tutti vorrebbero tendere. Sfiorarli è un successo che alcune persone hanno il privilegio di raggiungere. Raccoglierli a piene mani è un dono per pochi.

Il vento della vita soffia spesso in modo incostante e in molteplici direzioni. Capire quale sia la giusta via da seguire richiede uno sforzo analitico importante.

Stati d’animo: gli addii

Lasciarsi alle spalle un relitto è una pratica che richiede coraggio. Voltarsi e decidere che quella sarà l’ultima volta che lo si vede, che si sta con e dentro di lui, è una scelta forte. È un po’ come starsene sulla soglia di casa a salutare chi riparte dopo essere venuto da lontano. Dare un addio implica la fine e impone l’inizio della distanza che sposta quella relazione nel ricordo. 

La prima volta che sono sceso sulla Motonave Viminale ho capito che non sarebbe mai stato un addio. L’abbraccio che mi ha avvolto tra le sue delicate lamiere, la prima volta, il suo tatto e quella voce fatta di lunghi corteggiamenti a distanza mi hanno così affascinato che non ho potuto smettere di pensare a lei, a quella fascinosa ed elegante nave.

Un transatlantico per forma, dimensione, storia e portata ha un carattere unico.

Il primo incontro non lo scordi mai.  In pochi istanti ti ha già trasmesso il carattere di cui è capace. Il tuo sguardo di imberbe osservatore degli abissi non vuole più fermarsi alla superficie. “In ogni cosa c’è una frattura”, una crepa che permette lo slancio verso l’interno, il luogo in cui delicati mondi si aprono o si chiudono. Dopo un impatto simile non puoi più dire “addio”. 

Ricordo le prime e consecutive immersioni, un anno fa, dopo aver a lungo aspettato l’incontro. Penelope ingannava il tempo nell’attesa di Ulisse, il marinaio annega il tempo tra un porto e l’altro mentre il soldato imbarcato fuma tizzoni di sigaretta avvinghiato nella sua coffa, di guardia. 

Imbattersi un giorno nel relitto della Viminale è stata una della più forti e sconvolgenti esperienze di vita. 

In quei primi nostri sguardi c’era il passato ma soprattutto la nostalgia del presente. 

Il futuro del Classico 

Guardare la Viminale richiede molta attenzione, sia che tu stia pensando di guardare la nave sia che tu veda il relitto. Di primo acchito tutti vedono il relitto poi se lo osservi bene e con occhi nuovi appare lei, la fascinosa nave del Lloyd Triestino. Se la vedi non puoi più farne a meno.

Vuoi tornare, ancora e ancora e ancora. Il tuo sguardo non sarà mai soddisfatto dalla sua bellezza e dal tuo spirito di conoscenza che ti porta a esplorare i nuovi confini personali. Tutto ciò è come vedere contemporaneamente il volto di una donna che per un istante appare giovane ragazza e immediatamente è donna. 

Coesistono due aspetti.

Inseparabili, ma anche così lontani tra di loro se non sai vederli. Il primo corrisponde al relitto, a ciò che tutti osservano quando poggiano gli sguardi su di lei, il secondo invece è il futuro di uno sguardo classico. La donna è invisibile agli occhi perché celata da diverse sovrastrutture che le hanno dato forma, nel tempo. La donna che appare mentre guardi la ragazza è La Nave: “una forza del passato che trova la sua forza nella tradizione” dell’amore. 

Amore per chi? Del mare a cui appartiene dal momento in cui galleggia a quello in cui affonda tra le sue onde. 

L’ho già scritto altre volte, ma l’urlo di gioia che feci di fronte alla Nave a -107m è ciò che mi ha fatto innamorare di questo relitto. Fino ad allora avevo visto soltanto la ragazza, poi d’improvviso apparve la Donna. 

Le mani dell’alpinista Walter Bonatti erano spesse ma nonostante ciò tagliate dal freddo. Le mani di chi va per relitti tastano, accarezzano, tirano con foga o delicatezza. Le mani per noi relittari sono più che occhi, sentono, guardano, percepiscono. A volte affondano come i polpastrelli di marmo di Amore dentro Psyche. Il tocco è energico ma conoscitivo. Le mani si avvinghiano, le dita si stringono come in una danza di pianista. 

Le parole dipinte 

Quando guardo la superficie dal fondo, qualche volta intravedo il lontano bagliore della superficie. Talvolta un raggio di luce colma la distanza che separa il relitto della vita. Allora mi brillano gli occhi perché improvvisamente sono reso partecipe di un evento straordinario, quello della bellezza al naturale. Non serve più illuminare nulla, è già tutto lì.

Questa volta il pesante pedagno da 45kg. Da gettare sul relitto l’ho caricato con me nell’abitacolo, sentivo che non meritava il freddo cassone posteriore. Guardandolo ho avuto l’idea che questa volta, sul fondo, non sarebbe sceso nudo. Servivano delle parole dipinte per accompagnarlo. 

Tracciare morbide linee a smalto bianco da un lato e lettere latine dall’altro. Non poteva che essere così, l’inizio di una storia d’amore, aprire una fessura in ogni cosa, perché tutto cambi. 

Il primo impatto ha cambiato il corso degli eventi in modo del tutto inaspettato.

Ho preso un pennello per scrivere sul tuo fianco THAT’S AMORE perché laggiù è così che scendo.

Ogni uomo e ogni nave attraversano tempeste, barra del timone e nocchiero fanno la rotta, indissolubilmente uniti anche se visivamente lontani tra loro.

“Resta con me e la tempesta cesserà”.

Come te, nessuno. Mai

Increduli.

Le attrazioni spesso sono magnetiche e ti portano a fare delicate follie.

Un anno fa insieme a un paio di compagni d’immersione siamo entrati in sala macchine della Motonave Viminale. Un anno dopo, insieme a Marco Mori, sono tornato in quel luogo che tanto mi aveva dato quindici mesi prima. Due gli scenari pianificati, 25 minuti di fondo se le condizioni di visibilità e corrente dovessero essere “impegnative” e 35 minuti qualora tutto dovesse andare per il meglio. 

Tornando in superficie ci siamo meravigliati della pacatezza con cui abbiamo passato quei 30 minuti dentro la sala macchine del transatlantico italiano, tra manometri, quadri elettrici, alza valvole e lampadine che hanno smesso di brillare. Ricordo il silenzio cadenzato dai brividi, dei sorrisi fatti con gli occhi, le lente pinneggiate e le legature di spool: questi sono stati gli elementi che ci hanno accompagno laggiù. “Bisogna muoversi con delicata attenzione, per non disturbare”.

Quando rimetto la testa fuori dall’osteriggio non credo a quel vedo. 

Complice il buio da cui veniamo, oltre al fatto che i nostri occhi si stanno abituando alla tenebra, ora appare il Blu di Palmi in una tonalità Oltremare. La plancia e ciò che resta dei bracci cala scialuppe appaiono come sculture. Andiamo oltre, ci dirigiamo in direzione opposta al grappolo delle nostre stage cha abbiamo lasciato alla base del pedagno. Ora siamo avvolti dal mare a -90m, abbiamo lasciato i -105m dello scrigno motoristico poco fa. Spazzolo il teak della plancia, indico a Marco Mori le vie di fuga tra le assi. Per me che amo il ferro, toccare il legno di queste Navi dal fascino di un’epoca che non esiste più è sempre un’emozione unica. Lo avevo fatto anche lungo le promenade dell’HMHS BRITANNIC, due anni prima. 

Un ultimo sguardo commosso alla murata del cassero che stacca verso la coperta di prua ed ora di rientrare. Il RunTime suona la carica, i numeri digitali dicono che dal momento in cui lasceremo il relitto dovranno passare altri 190min prima che gli occhi si trovino al di sopra del pelo dell’acqua.

Stacco il mio grappolo di bombole, passo l’ossigeno a Marco che saluta a gran voce la Motonave Viminale. Riemergo convinto che sia stata la nostra più bella immersione per ambienti visitati, per tecnica subacquea e qualità dell’interazione oltre che per la pacatezza con cui è stata vissuta in tutte le sue fasi. 

Si conclude così un paragrafo di questa Nave. Non ci sentiamo di aver concluso il nostro lavoro. Torneremo, ancora una volta e poi ancora e poi ancora … Spengo i fari. Siamo arrivati al punto di risalita: resta l’ambiente al naturale, resta l’essenziale, quello che quando arrivi è invisibile agli occhi. “È solo l’ombra della luce”.

Gli incontri che pensi impossibili con una donna, un amico o un relitto, a volte ti stravolgono e ti portano a cambiare i tuoi orizzonti, per sempre. 

“E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare”, forse è per questo che passo le notti insonni pensando al desiderio di rivederti l’indomani. Questa Nave è diventata parte della mia vita, non mi importa chi ti ha avuto, sono tornato dipingendoti That’s Amore. Dopotutto vorrei sognarti come non ti ho sognato mai, perché “Tu, tu non mi basti mai”.

You can read this story in English here


Andrea Murdock Alpini è istruttore tecnico TDI and CMAS, insegna trimix ipossico, penetrazioni avanzate in relitti e full cave. È appassionato di studi sulla decompressione, ricerche storiche e accompagna inoltre le sue immersioni ed esplorazioni con filmati e report. HA conseguito la Laurea Specialistica in Architettura e un MBA in Economia dell’Arte e dei beni Culturali. Andrea Murdock Alpini è inoltre fondatore del brand Phy Diving Equipment. La sua vita ruota attorno all’insegnamento della subacquea a circuito aperto, organizzare spedizioni subacquee, sviluppare attrezzatura, scrivere saggi e report circa il suo particolare modo di intendere la subacquea profonda su relitti e in grotta. Recentemente è stato pubblicato il suo libro intitolato: Deep Blue: storie di relitti e luoghi insoliti.

Exploration

My Love Affair with the MV Viminale, the Italian Titanic

Young, poetic Italian explorer Andrea Murdock Alpini reveals the sensitivities of his not so discreet love affair with the wreck of Motonave Viminale, the Italian Titanic, which lays more than 100 meters beneath the sea near Palmi, Italy. As the Bee Gees sang, “Quant’è profondo il tuo amore?”

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By Andrea Murdock Alpini 
Translated by Lara Lambiase (DAN Europe, Diving Medical Officer) AKA Lady Murdock 
Header photo by Marco Mori

Puoi leggere questa storia in italiano qui
You can read this story in Italian here

Everyone would like to run towards their dreams. Touching them is a privilege some people have.  Taking  them up with both hands is a blessing for just a few. The life wind often blows inconsistently and in many directions.  A strong analytic effort is needed in order to understand the right path to follow.

Saying Farewell

It takes courage to leave behind a wreck. Turning and making the decision that this will be the last time you see her or that you will be close and inside her, these are some hard choices. It sounds like standing at the door saying goodbye to someone dear to you who comes from far away and is going to  leave again. To say goodbye means the end and, at the same time, implies a beginning: that your relationship is moving into memory.

The first time I dived down to visit MV Viminale, I knew it would never end in a farewell. Delicate metal sheets embracing me for the first time; her touch and her voice, made up of a long-distance courtship; it all fascinated me so much that I could not help thinking about her: such a charming, elegant ship.

A transatlantic is unique in shape, dimension, history. 

MV Viminale Wreck
Viminale Wreck – Murdock on the top deck. Photo by Marco Mori.

The first encounter is never to be forgotten. In just a short while it conveys the whole timbre of what is possible.  Your clean-shaved deep-sea observer’s glance cannot stop at the surface anymore. He must see more. “There’s a fracture in everything,” some crack that allows entrance to the inside, a place where delicate worlds are opening or closing.

After one visit, I can say goodbye no longer. 

I remember my many, earlier dives, for a full year while I waited for the right moment to meet Viminale. I was able to feel what Penelope, Ulysses’ wife, felt while waiting for her dear husband’s return, much like the endless waits sailors endure as they pass from one harbor to another, the embers of their smokes drifting into the air of the night.

Coming across Viminale’s wreck has been one of the most powerful experiences of my entire life. With my first gaze, I witnessed the past but even so, still longed for the present. 

The Future of the Classic

Looking at the Viminale requires a high level of attention. Even though you believe you’re seeing the wreck, you are also watching the ship. At first sight, observers see the wreck, but if they allow themselves to watch carefully and with new eyes, they will see the fascinating Lloyd Triestino ocean liner. Once seen, it’s impossible to be ignored..

Motonave Viminale, an old archive photo – the bow.

You will want to come back, again, again, and again. Your eyes will never grow tired of her beauty and your thirst for knowledge about her will lead you to explore and extend your personal new boundaries. It’s  an enchantment: at the exact moment the young girl appears, she begins her transformation into a woman.

Two aspects co-exist, inseparable, but so far apart if you are not able to see.

The first aspect is related to the wreck, which is basically what every person sees while glancing at her; the second aspect represents the future of a classic look. The woman is hidden to the eye, covered by different layers that  shaped her, over time.  

Looking at the young girl, then the woman appears: the Ship: “She’s a force emerging from the past; she finds her strength in the tradition of love.” Love for whom? For the Sea, who she belongs to since she first  floated on the surface of the water until the moment she surrendered and sank, consumed by the  ocean’s swells.  

I wrote about Viminale last year; my scream of joy in front of the Ship at 107 m/350 ft of depth. The reason I fell in love with this wreck was that, until then I had only seen the young girl, but suddenly the woman appeared to me.  

The video “Relitto Viminale – Sala macchine -107m” was filmed in June 2019 during Andrea Murodck Alpini’s second trip diving the wreck of Viminale. Footage is focused on the pilot deck, the beautiful bow with its anchors, and the stunning interior of the engine room. The film was taken in one dive with a long bottom time. Total runtime of the open circuit tech dive was four hours and 20 minutes.

Old alpine climber Walter Bonatti’s hands were thick, but in spite of that, the Alps’ cold wind cut them. Wreckers’ hands test the water, touch very gently, toss roughly or smoothly. Hands, for us wreckers, are more than eyes: they feel, see, and perceive. These hands sometimes plunge as do Amore’s marble fingertips into Psyche, remembering the classic tradition of sculpture. Touch is decisive, but cognitive. Hands clutch, and fingers cling into a pianist’s dance. 

Painted Words

Lara painting the Viminale’s ballast.

When I look at the surface from the bottom of the sea, I sometimes glimpse the far glaze of the surface.  Sometimes—not often—it happens that a ray of light fills the distance separating the wreck from life. At that moment my eyes suddenly shine because I am participating in an extraordinary event; the beauty appears in its natural way. Artificial lighting is useless in that moment because your eyes are acclimated to the darkness that surrounds you. In that moment you feel your soul is made whole because you are staring at incomparable natural beauty.

This time, the heavy 45 kg ballast to be thrown on the wreck took place into my cabin van because I felt that it didn’t deserve the cold cargo bed. 

Watching it, I felt sure that this was not simply naked iron thrown in the water, but I wanted to paint a love story on its sides, one to accompany it to the sea bed. I traced smooth lines with white enamel on one side, and Lara painted Latin words in capital letters on the opposite side. This was the beginning of something that could not be otherwise; the event that opened a crack in the boundary between what was and what would be. 

The very first impact had changed the flow of life into an unexpected and surprising way. I took a brush and began painting on your side THAT’S AMORE, because this is how I go deep into the wreck. Each man and each ship goes through huge storms, the ship’s plank wheel and helmsman make the course, indissolubly together in spite of being visually separated. “Stay with me and the storm will cease”

Like you, none. Never.

“That’s Amore” ballast on the Viminale Wreck. Photo by Denise Brusoni.

Incredulous   

Attraction is a magnet that can lure you to insanity.

A year ago, I, along with two dive buddies, entered the engine room of Motonave Viminale. A year later, I along with my personal friend as well as professional photographer, Marco Mori, returned. We had prepared two dive plans. One for 25 minutes of bottom time at a depth 105 m/345 ft in the event of bad visibility and strong flow, and the second for 35 minutes of bottom time at the same depth in the event of good conditions, i.e. clear vis and little flow. We were lucky enough to encounter the second; we had a great dive on the wreck Viminale.

I remember that we had been astonished by the silence that accompanied our dive into the engine rooms of the Italian wreck, the Titanic, as we were surrounded by electric panels, pressure gauges, fire tanks, and ancient lamps that had ceased shining. I will always remember the inner silence broken by thrilling sights, our eyes filled with wonder and happiness as we finned slowly and played out the spool of line to exit with to the main deck. Those memories were the allure that had brought us to the belly of the Viminale. We were careful to move cautiously and to pay attention not to disturb our surroundings.

MV Viminale
Viminale Wreck – The iconic electric panel (-108m)

As my head emerged from the hatch, I could not believe what my eyes saw in front of me. Thanks to the darkness we were coming from and the blackness of the engine room into which we emerged, Palmi seemed more as a deep blue shade reminiscent of the calm sea overhead. The pilot house and the branch lifeboats appeared as sculptures rather than parts of a wreckage.

As we left the engine room at 108 m/352 ft, we moved forward to 90 m/294 ft depth, and I began to brush off the wooden deck with my hand and marvelled at the feeling I received from touching the beauty of the ancient wooden planking. I love iron ships, but the soft touch of wood conjures up for me the feel and scent of a long-ago era. I recollected making the same gesture with my right hand two years previously on the HMS Britannic’s promenade. It is an unforgettable sensation I will carry with me always.

MV Viminale
Viminale Wreck – The power unit inside the engine room (-104m).

Knowing it was time to ascend, our dive computers were saying that our decompression would require 210 minutes before we could surface, I gazed lovingly one last time from the right side of the pilot house looking toward the bow. I kept all my deco cylinders away from the line and passed an oxygen cylinder to Marco as he was calling “Goodbye,” to Viminale.

Three and a half hours later, we resurfaced, both of us believing this was one of our best dives ever. We were fortunate to be able to see amazing sights, thanks to a fine mix of clear visibility, calm seas, good adrenaline and friendship. A chapter, nay a paragraph in the life of this shipwreck comes to an end yet we both feel that our job is not done. We will be back, again and again. I switched off my dive lamps. We were ready to begin our lift to the surface with the natural light remaining.

Encounters with a woman, a friend or a shipwreck can sometimes shake you up and change your perspective forever. To Viminale I think, “I will meet you again, under the guise that I simply want to talk with you.” Perhaps these thoughts are why I am awake at night, longing to see you again tomorrow. You have become a part of my life. I do not care who had you before me; I am yearning for you. That’s amore. In the end all I want is to dream about you “as I have never dreamed before.” 

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Additional Resources:


Andrea Murdock Alpini is a TDI and CMAS technical trimix and advanced wreck-overhead instructor based in Italy. He is fascinated by deep wrecks, historical research, decompression studies, caves, filming and writings. He holds a Master’s degree in Architecture and an MBA in Economics for The Arts. Andrea is also the founder of Phy Diving Equipment. His life revolves around teaching open circuit scuba diving, conducting expeditions, developing gear, and writing essays about his philosophy of wreck and cave diving. Recently he published his first book entitled, Deep Blue: storie di relitti e luoghi insoliti.

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